- Monastero   Santo  Rosario

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Le claustrali, in ascolto unanime e in amorosa accoglienza della parola del Padre: «Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto», rimangono sempre « con Lui sul monte santo » e, fissando lo sguardo su Gesù Cristo, avvolte dalla nube della divina presenza, aderiscono pienamente al Signore.   

Si riconoscono particolarmente in Maria Vergine, sposa e madre, figura della Chiesa e, partecipi della beatitudine di chi crede, ne perpetuano il «Sì » e l'adorante amore alla Parola di vita, divenendo insieme con lei memoria del cuore sponsale della Chiesa (Verbi Sponsa,1).

 

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Santa Quaresima 2010

<marquee>Santa Quaresima 2010</marquee> - Monastero   Santo  Rosario


Iniziamo
la Quaresima, quaranta giorni per prepararci alla Pasqua, e subito la liturgia ci indica un programma di cammino attraverso tre pilastri di tutta la vita religiosa: la carità, la preghiera e il sacrificio da viversi nella gioia e solo per Dio. Ci richiama anche ad un atteggiamento penitenziale, cioè riconoscere insieme la nostra povertà e il nostro esserci voluti costruire secondo il nostro egoismo, dimenticando Dio. Chiedere perdono significa riconoscere diverse cose: la prima è che il Signore è grande nella misericordia e che ci si può rivolgere a Lui anche se ci si è allontanati; la seconda è accettare la nostra povertà ed incapacità a salvarci da soli e la terza è quella di affidarci fiduciosi alle sue braccia di Padre. Sovente si è detto che la nostra religione è basata sul peccato e sui sensi di colpa: se così fosse non sarebbe una “buona notizia” per l’uomo ma un peso grande messo sulle sue spalle. Invece la nostra fede è fondata su Dio Amore, un amore che si concretizza nel venire incontro all’uomo, nel non abbandonarlo, nel chinarsi sulle sue piaghe. Il cammino della Quaresima, allora, non è un triste cammino alla ricerca dei nostri peccati ma un fiducioso sguardo alla mano misericordiosa di Dio che si protende verso di noi per sollevarci, a quella mano che non diventa mai unicamente indice puntato contro la nostra ingratitudine, ma carezza paterna che ci dice: se vuoi, con me, puoi ricominciare da capo. Riconoscendo i nostri peccati, non dimentichiamo mai Gesù che per indicarci la misericordia di Dio ci ha raccontato parabole come quella della pecorella smarrita e parlandoci del Padre ce lo ha descritto come il padre del figliol prodigo che continua a sollevarci, a dirci: “Ti sono rimessi i tuoi peccati” e invitandoci a far  festa per un peccatore pentito.

 

O uomo di poca fede, i tuoi bisogni immaginari generano in te l’ingratitudine. O uomo che affoghi nella preoccupazione, come puoi dimenticare completamente in qual modo Dio ti ha vestito? Impara dalla formica la sapienza, ma impara dal giglio quanto è magnifico essere uomo: impara a conoscere la gloria che ti riveste, uomo di poca fede! (Sören Kirkegaard)

 

 

Al nostro amatissimo Santo Padre Benedetto XVI

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San Domenico di Guzman

 

Messaggi per l'anima

 

Nel giardino dell'anima